È stata fatta una ricognizione delle infrastrutture idriche per conoscere lo stato di fatto delle reti e degli impianti, il reale assetto economico-finanziario degli investimenti già effettuati e il fabbisogno futuro. Su questa base si è definita una “tariffa d’ambito”, che è la più bassa praticata tra le province lombarde, molte delle quali già superano 1 euro (Como: 1,14; Cremona: 1,12; Lecco: 1,23; Brescia: 0,89; Mantova: 0,92).
A Bergamo la tariffa d’ambito dell’acqua è oggi di 0,82 euro al metro cubo.
Questa tariffa considera i costi di esercizio (0,45 euro), le quote di ammortamento per pagare tutti i contratti (circa 0,20 euro) e quelli per investimenti futuri (circa 0,17).
La tariffa per i consumi di acqua verrà equiparata in tutti i Comuni a decorrere dal 2010.
- Circa 100 Comuni non vedranno aumentata la tariffa in quanto già ora pagano lo stesso valore. Tali Comuni, tra cui Bergamo, hanno una popolazione pari a circa il 60% della popolazione provinciale.
- Altri 100 Comuni si vedranno applicare incrementi limitati e circa 30 Comuni avranno aumenti più elevati; tra questi ci sono Comuni che non hanno mai installato i contatori o che pagavano l’acqua a valori fissi ma con consumi anche molto elevati, non rispettando le leggi vigenti.
- Una decina di Comuni, adesso pagano l’acqua oltre 1 €/mc; per loro – secondo le tariffe ATO – è previsto un abbassamento dei costi, fino a 0,82 euro.
La legge impone che il Piano finanziario dell’ATO venga interamente coperto dalla tariffa del servizio. Nei bilanci dei Comuni, i costi di gestione e operativi non venivano mai conteggiati e calcolati all’interno della tariffa e gli investimenti sulle reti erano spesso coperti con contributi di altri enti o con l’accensione di mutui, che oggi sono rimborsati ai Comuni dal gestore Uniacque.
Inoltre, il pagamento dell’acqua in base al consumo – con l’obbligo dei contatori – è determinato: da una parte dal bisogno di contenere gli sprechi e i consumi; dall’altra, dalla necessità di dare più valore al bene-acqua, che è il petrolio del futuro e non può essere quindi più considerato un bene gratuito e sempre disponibile e non illimitato.
I valori relativi al consumo fisso in bolletta, che adesso sono stati vietati per legge, portavano a non badare al consumo: e spesso si pagava una tariffa agevolata anche per elevati consumi quantitativi.
È proprio il caso del Comune di Sovere ora al centro di lamentele e controversie, su cui Uniacque sta facendo le opportune verifiche. Qui, per consumi di acqua fino a 200 mc si pagava una tariffa molto bassa, che non è più praticabile secondo quanto deciso dalla Conferenza dei Comuni.
Sono tutti concordi nel riconoscere che l’acqua è un bene da preservare e il cui consumo va perciò contenuto. La Provincia e i Comuni bergamaschi hanno fortemente voluto percorrere il modello di gestione pubblica del servizio idrico integrato, nonostante talune resistenze. Uniacque è la gestione unitaria individuata che permette di realizzare una forte aggregazione pubblica, la quale coinvolge tutti i Comuni per una gestione del servizio idrico integrato con caratteristiche di efficacia, economicità ed efficienza. Uniacque, con una strategia industriale e di programmazione avanzata, persegue questi obiettivi:
- gestione pubblicistica del sistema idrico senza limiti di durata;
- investimenti per circa 600 milioni di euro per nuove opere e per migliorare la rete di tubature che hanno rilevanti perdite di acqua, per l’adeguamento e il miglioramento degli impianti di depurazione e per il completamento delle reti fognarie ed il loro collegamento agli impianti di depurazione;
- introduzione del nuovo sistema tariffario.
Sono già stati realizzati investimenti per il miglioramento del settore idrico per oltre 106 milioni di euro.
È forse utile ricordare che in Paesi europei a noi vicini l’acqua già oggi costa 3-4 euro al metro cubo. E per altro è da rilevare che la qualità microbiologica delle acque nella provincia di Bergamo è elevata e di alta e consigliata potabilità (si noti che una bottiglia di acqua minerale costa da 0,20 a 0,30 euro, ciò che si traduce in 200-300 euro al metro cubo). Né va dimenticato che oggi molte fonti, anche italiane, sono in mano a multinazionali straniere.
Si sta dunque operando al meglio nell’interesse collettivo con tutti i Comuni bergamaschi per migliorare l’utilizzo di una risorsa che è sempre stata fondamentale per la storia della crescita e dello sviluppo. Ancora oggi l’acqua è un elemento di competitività del territorio, su cui si interviene, contenendo il più possibile il suo costo in un ampio disegno di modernizzazione del suo uso.
Autorità d’ambito
dell’ATO di Bergamo