BERGAMO - Passione, talento, stile. E tanto glamour. Oggi merce rara. E' tornato in Italia per ricevere l'award alla carriera, Helmut Berger, “l'ultimo divo”, come lo ha definito la presidente del Festival, Claudia Sartirani. L’attore più amato da Visconti sarà oggi a Bergamo per ricevere dalla mani del presidente della Giuria, Vittorio Sgarbi, un premio che è qualcosa di più di un semplice riconoscimento, ma rappresenta una dichiarazione di intenti, sintesi dello spirito del Festival del Cinema d'Arte.
Berger, attore viscontiano per eccellenza, e simbolo cult dei formidabili anni '70 "Un decennio ricco di spunti, di stimoli artistici e di novità, per il cinema e non solo, come ricorda Berger stesso, - quando a Cinecittà, oggi ormai in balia delle banali produzioni televisive, si respirava "il" Cinema".
Berger rispecchia perfettamente l'idea di uomo di spettacolo (in un'epoca in cui l'eleganza e lo stile sono diventati argomenti opinabili), e appare il simbolo di una raffinata e discreta bellezza a quanti lavorano con l'immagine.
Talento ed emozioni, ingegno e tentazione, razionalità e passione: una ricerca estetica che lo accompagnano nella sua carriera e nella consegna di questo premio: soddisfatto?
"Sono lusingato di contribuire al Festival del Cinema d’Arte. Il cinema è Arte e ne estende oltre ogni limite le possibilità espressive. Il Festival internazionale di Bergamo -di cui sono onorato di ricevere l’award-, presenta opere che puntano al quella ricerca estetica che mi ha accompagnato durante la mia carriera".
E il cinema di Visconti (letterario, pittorico, teatrale…) è stato per lei una scuola di vita..
"Sì, devo molto a Luchino che mi ha dato una irripetibile opportunità per crescere artisticamente e di lanciarmi come attore internazionale. Non mi sono mai sentito un attore per registi tedeschi, alla Fassbinder o alla Herzog. Non era quella la mia atmosfera. Tuttavia, non solo stato solo attore di Visconti: ho spaziato in più ruoli, in più produzioni, in più generi: da film “letterari”, come il “Giardino dei Finzi-Contini”, ai poliziotteschi (La Belva col mitra, del 1977, citato anche da Tarantino), dalle produzioni americane (Il Padrino) agli sceneggiati Tv come “I Promessi sposi”, di Nocita”.
Girato proprio a Bergamo…
“Come “La Farfalla dalle ali insanguinate”… In Lombardia ho girato anche “La colonna infame”.
Billy Wilder disse di Lei che “è curioso che il più grande attore italiano è un austriaco”: mica male per la patria di Sordi, Mastroianni, Gassmann…
“Mi ricordo questa affermazione di Wilder, che penso mi volesse per qualche suo film. L'Italia è la mia seconda patria, anche se il fermento culturale e cinematografico (nello studio accanto dove lavoravi, potevi imbatterti in... Fellini!) che vi trovai da giovane attore oggi stento a vederlo. "
Cinema americano o cinema europeo?
"Non guardo tanto alla nazionalità quanto al singolo film. Gli americani sono più schematici, a me per anni mi proponevano sempre un ruolo da nazi. La scuola inglese è la migliore. Molto teatrale, curata. Ho avute proposte interessanti da cinematografie asiatiche, come quella vietnamita...
"Ultimo suo lavoro?
“Iron Cros, di Joshua Newton, ora in montaggio. Vi interpreto un ex comandante delle Ss che un sopravvissuto tenta di far fuori”
Meglio attore di cinema o attore di teatro?
“Chi sa fare un buon teatro saprà fare anche un buon cinema. Non sempre il contrario. Ho studiato teatro, ma non ho mai amato ripetere per serate sempre lo stesso copione. Mi annoia”.
Film tv o film per il cinema?
“Ho fatto anche film per la tv e diversi sceneggiati. Ma si lavora troppo a catena di montaggio, di corsa. Non lo amo molto. E poi la Tv di oggi è troppo ansiogena, si parla solo di tragedie”.
Quindi cinema puro?
“Sì, e possibilmente con il meglio dei cineasti: Luchino Visconti!”
Marco Gelmi
Berger, attore viscontiano per eccellenza, e simbolo cult dei formidabili anni '70 "Un decennio ricco di spunti, di stimoli artistici e di novità, per il cinema e non solo, come ricorda Berger stesso, - quando a Cinecittà, oggi ormai in balia delle banali produzioni televisive, si respirava "il" Cinema".
Berger rispecchia perfettamente l'idea di uomo di spettacolo (in un'epoca in cui l'eleganza e lo stile sono diventati argomenti opinabili), e appare il simbolo di una raffinata e discreta bellezza a quanti lavorano con l'immagine.
Talento ed emozioni, ingegno e tentazione, razionalità e passione: una ricerca estetica che lo accompagnano nella sua carriera e nella consegna di questo premio: soddisfatto?
"Sono lusingato di contribuire al Festival del Cinema d’Arte. Il cinema è Arte e ne estende oltre ogni limite le possibilità espressive. Il Festival internazionale di Bergamo -di cui sono onorato di ricevere l’award-, presenta opere che puntano al quella ricerca estetica che mi ha accompagnato durante la mia carriera".
E il cinema di Visconti (letterario, pittorico, teatrale…) è stato per lei una scuola di vita..
"Sì, devo molto a Luchino che mi ha dato una irripetibile opportunità per crescere artisticamente e di lanciarmi come attore internazionale. Non mi sono mai sentito un attore per registi tedeschi, alla Fassbinder o alla Herzog. Non era quella la mia atmosfera. Tuttavia, non solo stato solo attore di Visconti: ho spaziato in più ruoli, in più produzioni, in più generi: da film “letterari”, come il “Giardino dei Finzi-Contini”, ai poliziotteschi (La Belva col mitra, del 1977, citato anche da Tarantino), dalle produzioni americane (Il Padrino) agli sceneggiati Tv come “I Promessi sposi”, di Nocita”.
Girato proprio a Bergamo…
“Come “La Farfalla dalle ali insanguinate”… In Lombardia ho girato anche “La colonna infame”.
Billy Wilder disse di Lei che “è curioso che il più grande attore italiano è un austriaco”: mica male per la patria di Sordi, Mastroianni, Gassmann…
“Mi ricordo questa affermazione di Wilder, che penso mi volesse per qualche suo film. L'Italia è la mia seconda patria, anche se il fermento culturale e cinematografico (nello studio accanto dove lavoravi, potevi imbatterti in... Fellini!) che vi trovai da giovane attore oggi stento a vederlo. "
Cinema americano o cinema europeo?
"Non guardo tanto alla nazionalità quanto al singolo film. Gli americani sono più schematici, a me per anni mi proponevano sempre un ruolo da nazi. La scuola inglese è la migliore. Molto teatrale, curata. Ho avute proposte interessanti da cinematografie asiatiche, come quella vietnamita...
"Ultimo suo lavoro?
“Iron Cros, di Joshua Newton, ora in montaggio. Vi interpreto un ex comandante delle Ss che un sopravvissuto tenta di far fuori”
Meglio attore di cinema o attore di teatro?
“Chi sa fare un buon teatro saprà fare anche un buon cinema. Non sempre il contrario. Ho studiato teatro, ma non ho mai amato ripetere per serate sempre lo stesso copione. Mi annoia”.
Film tv o film per il cinema?
“Ho fatto anche film per la tv e diversi sceneggiati. Ma si lavora troppo a catena di montaggio, di corsa. Non lo amo molto. E poi la Tv di oggi è troppo ansiogena, si parla solo di tragedie”.
Quindi cinema puro?
“Sì, e possibilmente con il meglio dei cineasti: Luchino Visconti!”
Marco Gelmi

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