BERGAMO - “E' bello vedere l'unione che c'è fra noi Italiani nelle situazioni di emergenza. E' stata una sensazione indescrivibile vedere alpinisti italiani di fama come Silvio “gnaro” Mondinelli e Maurizio Gallo o un esperto di montagna come Agostino Da Polenza starci vicino, chiamarci per chiedere notizie di noi”. Con queste accorate parole Walter Nones, l'alpinista trentino sopravvissuto insieme con l'altoatesino Simon Keher, protagonisti dello sfortunato tentativo di scalare il Nanga Parbat, si è congedato al termine della videochiamata via Skype ieri pomeriggio alle 16, nella sala operativa del Comitato Everest K2 Cnr di Bergamo, l'ente presieduto da Agostino Da Polenza, che ha coordinato dall'Italia, in sinergia con la Farnesina e le autorità pakistane, le operazioni di soccorso.
Sani e salvi, ma provati ancor più nello spirito che nel fisico per la morte del loro capo-spedizione, Karl Unterkircher: questa l'immagine dei due alpinisti che ha restituito lo schermo, al termine della telefonata via Internet, grazie alla quale, per la prima volta, si sono appresi dalla viva voce dei due sopravvissuti, i particolari della drammatica spedizione partita lo scorso 14 luglio. Obiettivo: aprire una nuova via di risalita sulla parete Rakhiot del Nanga Parbat, la nona montagna più alta del mondo, nel Kashmir pakistano.
I due alpinisti, che partiranno già oggi per Islamabad (il loro rientro in Italia è previsto tra sabato e domenica), sono stati raggiunti via skype mentre si trovavano, alle 20 ora pakistana, in un albergo al campo base di Gilgit.
Solo poche ore prima nella mattinata di ieri, Nones e Kehrer erano stati recuperati dagli elicotteri di soccorso messi a disposizione dalle autorità pakistane, su un pianoro ghiacciato (raggiungible dai mezzi) a 5.700 metri, che gli alpinisti hanno raggiunto alle 9, dopo essere scesi, parte con gli sci e parte in cordata, dal colle dove avevano bivaccato per la notte.
Durante la videotelefonata, incalzati dalle domande dello stesso Da Polenza, hanno raccontato i loro undici giorni sulla parete del Nanga Parbat.
''Abbiamo passato giorni non belli - così esordisce Walter Nones - ma la forza ci ha fatto arrivare sani e salvi al campo base''.
Inizia poi il drammatico racconto dell'incidente a Karl Unterkircher: ''Eravamo a 6.000 metri di quota -dice Nones - la neve era molle e Karl avanzava adagio perche' ad ogni passo sprofondava fin sopra alle ginocchia. A un certo punto non si e' più' visto. Ha fatto un volo di circa 15 metri in un crepaccio, andando a sbattere più' volte contro la roccia e gli e' andata sopra tanta neve. Lo abbiamo cercato subito e lo abbiamo trovato quasi subito - aggiunge - però ci siamo resi conto che ormai non c'era piu' niente da fare''. Karl era morto sul colpo.
I due alpinisti, bloccati successivamente dal maltempo per dieci giorni sulla parete del Nanga Parbat, avevano sperato fino a ieri di poter riportare in Italia il corpo del loro capo spedizione: ''Il recupero sarebbe troppo rischioso - ha poi spiegato Da Polenza -. Si dovrebbero mettere a rischio altre vite umane e questo non e' possibile. Sono sicuro che anche Karl non lo vorrebbe''.
Nones e Kehrer sono rimasti sul Nanga Parbat fino a quando le condizioni meteo non hanno permesso loro di scendere fino a dove gli elicotteri hanno potuto raggiungerli: ''Appena abbiamo visto una schiarita - racconta ancora Nones - siamo scesi come dei pazzi per arrivare al campo base. Avevamo ancora in testa di portare a casa anche Karl, ma purtroppo non e' stato possibile''.
''E' stato doloroso perdere cosi' un grande amico e un grande alpinista - sottolinea Simon Kehrer - Durante tutta la scalata, anche dopo l' incidente, lo vedevo davanti a me che mi incitava. Ha lasciato un vuoto enorme. Questo era un suo progetto. Sarebbe stata una bella vittoria per tutta l'Italia”'.
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